L’articolo che vi proponiamo oggi sul blog, proprio come la settimana scorsa, è stato scritto da un’altra nostra amica che ci segue da parecchio tempo e che ha scelto di approfondire per voi una delle numerose puntate di “Facciamo Finta Che” che ha visto come ospite Luca Zampi. Grazie a Caterina Spinelli, avremo modo di analizzare in dettaglio un’opera sulla quale si è dibattuto molto, realizzata da un genio del Rinascimento che tutti noi conosciamo.

L’Ultima Cena, nota anche come Cenacolo, fu dipinta da Leonardo Da Vinci fra il 1494 e il principio del 1498 sulla grande parete del refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano. Essa è sicuramente considerata tra i più importanti lasciti del grande maestro.

Vi consigliamo, innanzitutto, di munirvi di immagini dettagliate dell’opera e delle sue copie più fedeli per non perdere nessun fotogramma del viaggio che andremo ora a intraprendere.

L’affresco di cui parliamo è stato, nel corso del tempo, sottoposto a diverse operazioni di restauro che ne hanno cambiato l‘aspetto originario. Leonardo, infatti, sorprendentemente, “aveva sbagliato il tiro”, utilizzando una soluzione pittorica che si era sgretolata quasi subito, tanto che, anche agli occhi del Vasari, il dipinto appariva già atrocemente corrotto. Probabilmente per questo motivo, ma non solo, siamo di fronte ad una tra le opere pittoriche più controverse e discusse della storia.

Luca Zampi, ricercatore indipendente, ci ha regalato un viaggio unico e appassionante tra le innumerevoli pennellate di un’opera che ha più di cinque secoli di storia, “insinuandosi” nella mente e nel cuore dello spettatore con semplicità, arguzia e spirito di osservazione. La sua puntata si è rivelata una vera e propria esperienza immersiva all’interno dell’affresco. È cosi che i personaggi hanno preso vita e, attraverso un vero e proprio processo di astrazione, è stata offerta allo spettatore un’immagine non statica ma in movimento, come se ci trovassimo di fronte alla striscia di un fumetto. Questo ci ha spinto a compiere un’operazione affascinante e degna di un esperto di comunicazione: parliamo dello studio del non verbale attraverso l’analisi della mimica e prossemica dei personaggi. Con la sua attenzione ai particolari, Zampi ci restituisce una visione unica e allo stesso tempo svelatrice di molti tra i tanti interrogativi che sembrano non avere mai una risposta esaustiva.

Ufficialmente Leonardo, ispirandosi al brano evangelico di Giovanni, avrebbe ritratto il momento in cui Gesù svela il tradimento di uno dei dodici apostoli, Giuda nello specifico. Questa è la versione ufficiale avvallata anche dalla stessa chiesa, ma sarà veramente così o ci sono altre ipotesi? Non dimentichiamoci che sovente, quando qualche ricercatore si spinge oltre la strada tracciata dalla letteratura ufficiale, il pensiero diffuso è quello di essere di fronte a fantasiose congetture (conosciamo perfettamente il meccanismo perverso di screditare l’interlocutore per svalutarne i contenuti e spesso e volentieri la logica stessa).

La tesi di Zampi parte dal principio che Leonardo in realtà volesse denunciare un crimine e nulla c’entrerebbe il tradimento di Giuda. Il nostro ospite suggerisce una lettura che parte dal centro per poi dispiegarsi gradualmente nella periferia dell’immagine, tra gli apostoli.

 

La scena parte da Gesù che, con la mano destra sembra voler afferrare qualcosa che era sul tavolo ma che non c’è più, mentre si vede la sua mano sinistra, con il palmo rivolto verso l’alto, in un atto di stupore/denuncia di quanto avvenuto. Questo, per Luca Zampi, è il punto di partenza, da questa denuncia prende il via il racconto dell’opera e tutti i partecipanti sembrano rispondere come ad un appello. Immediatamente a sinistra di Gesù, c’è Tommaso con l’abito verde, che guarda la mano sinistra di Cristo, lì dove, in un gesto quasi istintivo indica di guardare. A destra di Gesù abbiamo la triade composta da Giuda in avanti, con in mano la sacca di denari e con l ‘altra che cerca di afferrare anche lui qualcosa. Subito dopo Gesù c’è Giovanni che, per i suoi lineamenti femminili e la profonda somiglianza con un altro quadro del maestro (“La Vergine Delle Rocce”), non lascia molti dubbi sul fatto che sia, in realtà una donna: la Maddalena. Vicino a quest’ultima vediamo Pietro che sembra, con la mano sinistra, distrarla. Ma perché lo starebbe facendo? A spiegarcelo è la scena successiva, quella del famoso coltello.

La mano con il coltello sbuca apparentemente dal nulla tra Giuda e Pietro. Sorge spontaneo chiedersi perché Leonardo avrebbe dovuto, nel dipinto in cui si racconta dell‘ultima cena e del tradimento di Giuda, rappresentare Pietro, il fondatore della chiesa cattolica, nel gesto di brandire un pugnale. Sono state fatte molte ipotesi a riguardo, la più banale, ma a quanto pare la più accreditata, è l’idea che avendo una tavola apparecchiata dove non ci sono altre posate, il coltello servisse a porzionare i cibi. Altra teoria è quella che vede la posizione del coltello dietro Giuda come simbolo del suo tradimento.

Secondo Zampi, l’arma in questione non è in mano a Pietro come ufficialmente si racconta. L’attribuzione del coltello a Pietro sarebbe possibile solo se si ammettesse una contorsione anatomica del suo braccio, cosa impensabile se si osservano gli schizzi di anatomia cosi precisi e accurati lasciatici dal grande maestro. Inoltre con le tecniche al computer si è visto come, se fosse corretta l’attribuzione della mano all’apostolo, questa sarebbe sproporzionata rispetto al braccio di quindici centimetri. Se poi entriamo nel dettaglio, tra le varie tonalità delle vesti dei personaggi, l’occhio ricostruisce quasi in autonomia, all’interno della macchia vicino al coltello, il dorso della mano di Pietro nel gesto di afferrare quella con il pugnale che, a questo punto, possiamo dire appartenere ad un personaggio nascosto. Chi brandisce lo stiletto dunque? Se il personaggio a destra di Gesù non è Giovanni ma la Maddalena ci sono buoni motivi per pensare che l’apostolo a mancare sia proprio Giovanni. Diventa cosi un atto dovuto quello di spostare lo sguardo sotto al tavolo nel tentativo di cercare indizi. Ma anche sotto al tavolo non mancano sorprese.

Come prima accennato, il Cenacolo è stato oggetto di numerosi restauri e interventi non sempre lineari e fatti a fini conservativi, alcuni sembrano addirittura impensabili come nel caso della falsa porta. Sotto il tavolo non ci sono più i piedi di Gesù come era stato progettato da Leonardo, ma al suo posto vediamo uno spazio oscuro e rettangolare delimitato da una cornice bianca che dal limite in basso del pavimento sale fino a penetrare nel dipinto, a segnare quella che un tempo era, come dice la narrazione ufficiale, una porta fatta aprire nella parete dagli stessi frati nel 1600. Zampi non molla la presa e nella sua sempre più cavillosa ricerca tra i colori sbiaditi dell’opera ritrova testimonianze fotografiche di scatti fatti durante il restauro Beltrami del 1896 dove pare evidente non esserci nessuna porta o falsa porta, il che evidenzia un’incongruenza nella ricostruzione storica degli interventi di restauro fatti.

Qui la versione di Zampi diventa più interessante di un thriller d’autore. Proprio perché l’opera era in completo disfacimento furono create, sin da subito, delle copie, come quella che è stata per lungo tempo affissa nel refettorio insieme all’originale. In questa copia, al centro e davanti alla tavola è evidente la presenza di uno sgabello lì dove nell’originale invece c’è la falsa porta. A supporto di quanto detto, infatti, gli schizzi preparatori di Leonardo al Cenacolo riportano al centro, di fronte a Gesù, uno sgabello con un personaggio seduto. Non viene forse da pensare che quel personaggio possa essere Giovanni, proprio il personaggio che manca? Siamo di fronte ad una cancellazione voluta per nascondere qualcosa? Il frutto della leggerezza nel passato nei lavori di restauro? Sarebbe meraviglioso conoscere come era all’origine l’opera vinciana, se c‘era lo sgabello, e se qualcuno vi fosse seduto. Forse non lo sapremo mai o forse possiamo avvicinarci il più possibile a qualcosa che somigli alla verità. Zampi dunque, nel suo discorso stravolge il concetto del tradimento di Giuda da sempre legato a questa opera, collegandolo ad uno forse molto più grave commesso da Pietro in combutta con Giovanni, l’assente.

A pensarci bene, conclude Zampi, se c’è qualcuno che forse ha tradito Gesù, quello è proprio Pietro fondatore della chiesa cattolica. Nel vangelo di San Tommaso leggiamo: “Il regno di Dio è dentro di te è tutto intorno a te… non in templi di legno e pietra. Solleva una pietra ed io ci sarò, spezza un legno e mi troverai“. La chiesa da sempre ha assolto la funzione di portare al di fuori di noi la spiritualità, come se fosse altro da noi, qualcosa da ricercare all’esterno depistandoci da noi stessi. La verità è forse un’altra e forse come direbbe il Prof. Corrado Malanga noi siamo i creatori dell’universo. Che Leonardo volesse dirci questo? Zampi ci saluta con degli interrogativi che portano ad una profonda riflessione sulla nostra probabile natura divina.

di Caterina Spinelli

Per rivedere la puntata di Facciamo Finta Che dedicata al Cenacolo di Leonardo, con ospite Luca Zampi:

Un pensiero su “IL CENACOLO: QUALCOSA NON TORNA di CATERINA SPINELLI”
  1. Strano che la pittura si sia degradata così velocemente, forse era voluto per svelare in epoca successiva altri dettagli nascosti sotto l’originale?

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