Introduzione

Le sparizioni di singoli individui sono sempre state all’ordine del giorno: fughe meditate, omicidi non scoperti, rapimenti… non si tratta certo di eventi che possano presentare profili di mistero quali una sparizione di massa come quella del 18 agosto 1590, quando l’intera colonia di Roanoke risultò sparita.

Creazione della colonia

Il 25 marzo 1584 la regina d’Inghilterra Elisabetta I diede l’incarico a Sir Walter Raleigh di stabilire una colonia inglese nell’area nota come Virginia, con l’intento di sfruttare la zona da un punto di vista commerciale e creare la base di partenza per privati che compissero assalti alle flotte del tesoro spagnole.

Il successivo 27 aprile 1584 Raleigh fece partire una prima spedizione con l’intento di esplorare la costa della Virginia e del North Carolina. Essa giunse sull’isola di Roanoke il 4 luglio e subito vennero stabiliti rapporti con i nativi Secotan e Croatan. Due membri di queste tribù vennero portati in Inghilterra ove, grazie alle informazioni fornite, fu organizzata una seconda spedizione, condotta da Sir Richard Grenville.

Questa spedizione partì il 9 aprile 1585 e giunse in America ai primi di giugno. Sull’isola di Roanoke venne subito costruito un piccolo forte, presidiato da 107 uomini a formare una vera e propria colonia.

Un episodio giunse presto a creare turbamento nell’equilibrio politico locale: a seguito di un presunto furto di una coppa d’argento da parte dei pellerossa del villaggio di Aquascogoc, infatti, venne dato l’ordine di distruggere il villaggio e sterminarne gli abitanti.

Malgrado questo incidente e la scarsità di cibo, Sir Granville ripartì per l’Inghilterra, lasciando i 107 uomini della colonia e promettendo loro che sarebbe tornato nell’aprile dell’anno successivo.

In questi mesi la colonia venne attaccata da tribù alleate di quella di cui al villaggio saccheggiato, ma i coloni furono in grado di respingere gli assalti. A maggio del 1586, notando che Sir Granville non era tornato come promesso, gran parte dei coloni decise di tornare a casa imbarcandosi su un vascello di Francis Drake.

Nel 1587 Sir Walter Raleigh riunì un nuovo gruppo di uomini da mandare a Roanoke, comandato da John White, artista e amico dello stesso Raleigh. Il 22 luglio 1587 il gruppo giunse a Roanoke ma non trovò traccia delle 18 persone rimaste a presidiare l’insediamento, probabilmente uccise dai nativi Croatan. White, pertanto, cercò immediatamente di ristabilire dei rapporti soddisfacenti con i Croatan, ma non vi riuscì, essendo essi ancora memori di quanto accaduto l’anno precedente.

Ciononostante, questa volta venne lasciato un presidio di 115 coloni, mentre White ritornò in Inghilterra per chiedere maggiore sostegno.

           Villaggio di Pomeiooc

Missing

Tuttavia, fino al 1590 White non fu autorizzato a ripartire per Roanoke, dove giunse infine il 18 agosto. Con enorme sorpresa di tutti, non v’era traccia dei 118 abitanti della colonia: nessun segno di battaglia, nessun cadavere, semplicemente il gruppo era sparito. Unico indizio, la parola “Croatoan” incisa su un legno della palizzata e le lettere “Cro” vergate su un albero nelle vicinanze. Prima di abbandonare la colonia tre anni prima, White aveva lasciato istruzioni ben precise nel caso fosse successo qualcosa e i coloni avessero deciso di spostarsi: essi avrebbero dovuto incidere una croce di Malta su un albero vicino e scrivere sotto il motivo del trasferimento nonché la destinazione futura. Pur non essendo presente la croce di Malta, White pensò si trattasse ugualmente di un loro messaggio che indicasse che si erano trasferiti sull’Isola di Croatoan, ma le condizioni meteorologiche avverse gli impedirono di compiere questa ricerca, per cui ritornò in Inghilterra senza avere scoperto alcunché. La guerra con la Spagna, però, impedì l’invio di spedizioni nell’immediato che potessero indagare su quanto accaduto.

Integrazione con tribù locali

La sparizione così improvvisa, come si può ben immaginare, ha dato il via al sorgere di numerose ipotesi sul destino cui sono andati incontro i coloni di Roanoke.

Lo storico Lee Miller, nel suo saggio Roanoke: Solving the Mistery of the Lost Colony, ha affermato che i coloni si sarebbero alleati con i Chowanoke, una tribù locale, per fare fronte comune agli attacchi dei Mandoag. A dare credito a questa ipotesi, una mappa del 1607 disegnata da Francis Nelson, nella quale v’è scritto che “quattro uomini forniti di vestiti e provenienti da Roonock” vivevano in un villaggio irochese sul fiume Neuse.

Non solo, William Strachey, segretario della colonia di Jamestown, nel suo saggio The historie of travaile into Virginia Britannia (sic) del 1612 espresse il suo stupore per il fatto che gli insediamenti indiani di Peccarecanick e Ochanahoen presentassero strutture di pietra a due piani, come se degli europei avessero loro insegnato come costruirli, in ciò supponendo uno stretto contatto che ben avrebbe potuto essere fornito dai coloni di Roanoke. Lo stesso Strachey, nella medesima opera, riporta che quattro inglesi vennero visti in un accampamento Eno, ridotti in schiavitù.

John Lawson, fornendo così ulteriore credibilità a questa tesi, nel suo A New Voyage to Carolina, del 1709, affermò che i Croatan che vivevano sull’Isola di Hatteras e che in precedenza occupavano Roanoke sostenevano di avere degli antenati bianchi che erano in grado di scrivere. A conferma delle loro parole, sia il fatto che molti di loro avessero occhi chiari, sia la presenza nella loro lingua di termini molto simili all’inglese.

Nella stessa direzione puntano le testimonianze di coloni francesi nel XVIII secolo che raccontarono di avere incontrato nei pressi di Roanoke dei nativi della tribù Tuscarora dagli occhi azzurri e i capelli biondi.

Non solo, nel 1885 il giurista Hamilton McMillan scoprì, nella contea di Robeson, North Carolina, che i nativi americani, che affermavano di essere i discendenti dei coloni di Roanoke, parlavano un dialetto contenente parole molto simili a parole inglesi ormai desuete ma tipiche a fine Cinquecento.

Affermazioni di ascendenza di questo tipo sono comuni da parte dei nativi americani in North Carolina e proprio per questo motivo è stato creato il Lost Colony DNA Project, con il compito di mappare il dna dei nativi americani della zona, cosicché semplici affermazioni possano trovare conferma o smentita.

Altre ipotesi

Altre ipotesi sono state formulate in relazione a quanto accaduto a Roanoke. Lo storico David Beers Quinn ha sostenuto che la colonia si sia in un primo momento spostata e poi attaccata e distrutta nel luogo in cui andò a stabilirsi. A sostegno di ciò le affermazioni del capo dei Powhatan che nel 1607 raccontò al capitano Smith e ad altri coloni di Jamestown che aveva spazzato via i coloni di Roanoke poiché si erano alleati con i Chesepian anziché con i Powhatan. A sostegno delle sue affermazioni questi mostrò a Smith degli utensili in ferro, ma non venne trovato alcun corpo o altra prova a supporto delle sue affermazioni, che assumono quindi i contorni più di velate minacce che di eventi effettivamente accaduti.

Da un punto di vista delle prove a supporto, quelle appena viste sono le ipotesi più credibili, ma potrebbero essere anche altri i profili con cui ricostruire la vicenda.

Innanzitutto, dal momento che è stato scoperto che furono anni di particolare siccità, i coloni avrebbero potuto provare a costruire una qualche imbarcazione che potesse loro consentire di tornare in Inghilterra ed essere poi morti nel tentativo, vittime di qualche uragano o tempesta non gestibile su una nave di modesta fattura.

Oppure, sempre stando nel campo delle ipotesi, potrebbe essere che per la mancanza di cibo i coloni siano pian piano deperiti e morti, oppure vittime di reciproco cannibalismo.

Alcuni ricercatori, infine, hanno affermato vi sia la possibilità che la colonia sia stata rapita in massa da extraterrestri. A prima vista, gli elementi a sostegno di questa ipotesi sono pochissimi, dal momento che le spiegazioni più probabili sono altre, e quella di un rapimento alieno non trova nelle prove un sostegno decisivo. V’è solo un elemento che costituisce motivo di sbalordimento, vale a dire il fatto che la colonia sia stata abbandonata all’improvviso: tutti gli oggetti parevano al loro posto, il fortino stesso non mostrava segni di attacco/saccheggio. Questo stato immutato del luogo fa venire alla mente il Mary Celeste, brigantino americano ritrovato il 4 dicembre 1872 in mezzo all’Atlantico completamente privo di equipaggio, nonostante a bordo fosse tutto in perfetto ordine.

Conclusioni

In ogni caso, mentre per una nave in pieno oceano risulta molto più problematico capire come possa essere scomparso l’intero equipaggio, per una colonia in territorio straniero le spiegazioni possono essere molte, per cui non è possibile spingersi in un senso o nell’altro e il mistero resta assolutamente aperto.

di Umberto Visani

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